Il fascino (e il freddo) del turno infrasettimanale

C’è qualcosa di magico nel mercoledì sera. Da bambini lo aspettavamo con ansia: era il giorno delle partite di Champions League, l’Europa si fermava davanti alla televisione e quando partiva l'inno, canticchiando stonati “The champions...”, senza nemmeno sapere bene le parole.

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📅 Sav Vacallo – FC Ceresio
🗓 Mercoledì 17 settembre 2025, ore 20:30

C’è qualcosa di magico nel mercoledì sera. Da bambini lo aspettavamo con ansia: era il giorno delle partite di Champions League, l’Europa si fermava davanti alla televisione e quando partiva l’inno, canticchiando stonati “The champions…”, senza nemmeno sapere bene le parole, sognavamo a occhi aperti di essere lì, in mezzo a tanti campioni e agli stadi pieni.

Oggi il mercoledì ha un altro volto, ma in fondo in fondo si respira ancora quella magia. Dopo otto ore di vita normale: il capo che ti ha sgridato come un arbitro severo, i fornitori che ti hanno pressato più di un libero vecchia scuola con una marcatura asfissiante e le scadenze che sono corse più veloci di un contropiede, potresti scegliere la via facile. Casa, pantofole e una cenetta calda in famiglia. Invece scegli l’altra strada: quella che porta al campo, che sa di erba bagnata e di contrasti da vincere.

E non importa se siamo a marzo o ad agosto, se il campo è in Sicilia o in Norvegia, se il calendario dice primavera o autunno: nel turno infrasettimanale fa sempre più freddo del solito.

È una legge non scritta del calcio minore, un mistero meteorologico che nessuno ha mai spiegato. Potrebbe essere luglio, potresti aver passato la giornata in maniche corte a maledire l’afa, ma quando arrivi al campo alle otto di sera e scendi dall’auto, quel vento gelido ti accoglie come un vecchio nemico. Ti infila nelle ossa, ti cerca sotto la felpa, ti ricorda che la vita vera, quella comoda, l’hai lasciata a casa insieme al telecomando e alle ciabatte.

Il parcheggio è quasi vuoto. Tre, quattro auto al massimo. Chi viene a vedere una partita infrasettimanale di campionato regionale? Tuo padre, forse, se è in pensione. Il compagno di squadra infortunato, se la sua squadra del cuore non gioca davvero in Champions. La tua fidanzata, se è una santa o se ha smesso di combattere la tua follia. Qualche ex giocatore che non sa stare lontano dai campi e quei due dirigenti che non si perdono mai una partita.

I fari del campo si accendono con un ronzio elettrico che si sente da lontano. Uno alla volta, come giganti che si svegliano. La luce è bianca, artificiale, quasi lunare. Trasforma l’erba in un palcoscenico irreale, ogni filo illuminato, ogni goccia di rugiada che luccica come fosse diamante. C’è qualcosa di cinematografico in quella luce, qualcosa che ti fa sentire più importante di quello che sei. Per un attimo, mentre ti allacci gli scarpini nello spogliatoio, puoi crederci: che sei un professionista, che la vita è questa, che fuori ci sono migliaia di persone ad aspettarti.

Poi esci e vedi gli spalti semi-vuoti, senti il vento che fischia tra le gradinate metalliche, e la realtà ti riporta coi piedi per terra. È solo una partita infrasettimanale di un campionato minore in una serata gelida. Ma va bene così. Forse va bene proprio perché è così.

Il riscaldamento è diverso di sera. I movimenti sono più lenti, i muscoli più restii. Il corpo sa che dovrebbe essere sul divano, che ha già dato, che la giornata è finita. Ma tu lo costringi, lo convinci, lo carichi. “Dai, su, solo novanta minuti.” E lui cede, come fa sempre, perché in fondo anche il corpo ha imparato che il mercoledì sera non è negoziabile.

L’arbitro arriva in ritardo, come sempre. Ha fatto quaranta chilometri dopo il lavoro, anche lui, anche lui poteva stare a casa. Fischia senza troppa convinzione, come se anche lui sapesse che questa partita è un atto di fede più che di sport. I falli li lascia correre, i fuorigioco li valuta con approssimazione. “Ma dai, ragazzi, si gioca,” dice quando qualcuno protesta troppo. E ha ragione. Si gioca. Si gioca e basta.

Il pubblico, quei pochi coraggiosi, urla con più convinzione di quanto farebbe una tribuna piena. Forse perché ogni voce conta, forse perché nel silenzio della sera infrasettimanale ogni grido risuona come tuono. “Dai ragazzi! Correte!” E tu corri, anche se le gambe sono piene di acido lattico, anche se domattina devi alzarti alle sei e mezza, anche se tutto questo è assurdo, totalmente privo di senso logico.

Eppure eccoti lì. A rincorrere un pallone sotto la luce bianca dei fari, con il fiato che fa fumo nell’aria gelida, con la maglia che pesa il doppio per l’umidità, con i crampi che cominciano a mordere al settantesimo. E quando tocchi la palla, quando riesci un passaggio pulito o vinci un contrasto, senti che ne è valsa la pena. Che tutto, la cena saltata, la stanchezza, il freddo, la follia di essere qui,  ha un senso che non si può spiegare a chi non c’è.

Finisce uno a uno, o due a uno, o zero a zero. Non importa. Il risultato scivolerà via come l’acqua della doccia, domani nessuno se lo ricorderà veramente. Ma il resto rimane: l’odore di magliette sudate nello spogliatoio, le risate sotto le docce bollenti, la birra al bar di fronte al campo, quello che conosce gli orari sacri del calcio minore.

Torni a casa che è mezzanotte passata. La tua compagna dorme già, o fa finta, o ti guarda con quello sguardo che è metà rimprovero e metà rassegnazione. “Com’è andata?” mormora nel buio. “Bene,” rispondi, e basta. Perché come spieghi? Come spieghi che il mercoledì sera, sotto quei fari che trasformano un campo di provincia in un teatro di sogni, sei tornato bambino? Che per novanta minuti hai dimenticato le bollette, le riunioni, le responsabilità, e sei stato solo un giocatore, uno che corre dietro a un pallone come se da quello dipendesse tutto?

Non si può spiegare. Si può solo vivere.

E allora domani, quando la sveglia suonerà e il corpo ti ricorderà ogni singolo contrasto, ogni singola corsa, ogni singolo minuto di quella follia infrasettimanale, tu sorriderai. Perché sai che tra tre giorni c’è la partita di domenica, e tra una settimana magari ce n’è un’altra, di sera, sotto quei fari che non scaldano mai ma illuminano tutto.

Il turno infrasettimanale è questo. È la prova che basta poco per tornare a sognare.

Come quando eravamo bambini e il mercoledì sera si guardava la Champions League.

Solo che adesso, la Champions, sei tu.

Con il freddo, la stanchezza e una manciata di persone sugli spalti che urlano il tuo nome come se fossi Messi.

E per novanta minuti, sotto quei fari, forse lo sei davvero.

Il turno infrasettimanale è questo.

È la scelta di chi, potendo stare al caldo, sceglie il campo.

Ancora.

Sempre.

Forza Ceresio.
Ci vediamo dove i sogni prendono forma.

📅 Sav Vacallo – FC Ceresio
🗓 Mercoledì 17 settembre 2025, ore 20:30
📍 Campo B di Chiasso

ℹ️ Nota: la partita di Coppa Ticino prevista per questa data è stata rinviata al 1° ottobre.