Non chiamatela soltanto promozione

Non è una promozione. È la conferma che un squadra può essere molto di più di undici giocatori in campo. Può essere il cuore di un quartiere, e il luogo dove le generazioni si mescolano per vivere e sognare insieme. Il Ceresio è l'anima di Barbengo e domenica Barbengo ha risposto, con tutto il suo cuore.

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La mattina dopo una notte così ha un sapore strano. Ti svegli e per un attimo non sai se hai sognato. Poi i messaggi sul telefono, le foto, le bandierine ancora appoggiate al muro, e capisci che no: è tutto vero

Ad agosto, se mi aveste detto che il Ceresio avrebbe vinto il campionato e sarebbe salito in Seconda Lega per la prima volta nella sua storia, avrei cambiato discorso. Non per mancanza di fede, ma perché certi sogni si tengono dentro, in silenzio, per paura che pronunciarli ad alta voce li faccia svanire.

Scrivo queste righe con pochissime ore di sonno e i brividi ancora sulla pelle, quindi perdonatemi eventuali sviste, ma ancora non riesco a crederci. Perché domenica 31 maggio 2026 è successa una cosa che non era mai successa prima: il Ceresio è in Seconda Lega.

Il tabellino

29′ Ceresio 1.0 (Gygax)
53′ Ceresio 2.0 (Gygax)
87′ Ceresio 3.0 (Bariletti)

Risultato finale: FC Ceresio 3, FC Stella Capriasca 0

La partita

Al 29′ Lupfer lancia in profondità Salihaj, che con un appoggio di classe passa la palla al limite per Andrea Gygax: tiro e gol. Barbengo esplode.

Al 53′ ci pensa ancora lui. Sviluppi di una rimessa laterale, palla a Sylla che salta due avversari in velocità e prova a calciare: tiro respinto, ma Gygax è lì, puntuale come un orologio svizzero e la butta dentro. 2-0.

All’87’, il sigillo definitivo. Calcio d’angolo, palla in mezzo, tocco prezioso di Nadir Cambrosio e Giona Bariletti la spinge in rete. 3-0. È fatta. È davvero fatta.

Anche il Ligornetto, a pari punti con noi ha vinto la sua partita contro il Rancate per 8 a 1 (allenato dal nostro ex mister Enrico Lorenzon). Stesso punteggio e stesso orario. Ma non la stessa storia. Perché in caso di paripunti, da regolamento entra in gioco il secondo criterio: i punti Fair Play. Noi a 66, loro a 75. Meno cartellini, più disciplina e saliamo noi in seconda lega. Il destino era nelle nostre mani e non lo abbiamo sprecato.

Barbengo come non l’avevamo mai vista

Non avevamo mai visto il nostro campo così animato e con così tante persone. ERA PIENISSIMO! Il Ceresio ha sempre avuto un ottimo seguito, ma mai come questa domenica, dove per 90 minuti il campo Antonio Scala di Barbengo si è trasformato nella Bombonera. Bandierine e sciarpe biancorosse messe a disposizione dalla società ovunque, tamburi che battevano incessanti scandendo il ritmo del cuore e cori che si sentivano fino a Carona. La curva al completo, i bambini sulle spalle dei papà, i signori anziani con gli occhi lucidi, le famiglie, gli amici e le fidanzate, tutti presenti.

Al fischio finale è esploso tutto. I fumogeni hanno colorato il cielo di Barbengo di rosso e bianco, i fuochi d’artificio hanno illuminato la serata e il campo si è trasformato in un’unica, enorme festa. E poi è arrivato il momento più bello: il capitano Nano Majed ha alzato la coppa. Quelle braccia tese verso il cielo, quella coppa luccicante sotto i fumogeni e gli occhi lucidi di chi sa cosa ha passato questa squadra per arrivare fin qui. Un’immagine che resterà nella memoria di chi c’era per sempre.

Lacrime, abbracci, urla di gioia e tanto casino, perchè certe emozioni non hanno bisogno di un copione, si vivono e basta.

Non chiamatela soltanto promozione

Qualcuno, forse, vedendo questi festeggiamenti “esagerati”, potrebbe provare a minimizzare questa promozione. Festeggiano come se avessero vinto i mondiali. In fondo è solo un passaggio dalla Terza alla Seconda Lega…”

No. Non è così.

Il Ceresio non era mai salito in Seconda Lega, mai in tutta la sua storia e già questo basterebbe a rendere domenica una data da incidere nella memoria. Ma c’è molto di più.

Quello che abbiamo festeggiato domenica è la ciliegina sulla torta di un percorso iniziato tre anni fa, praticamente dal nulla. Un nuovo gruppo, guidato da Patrick e Cristian (che ormai vivono praticamente al campo) con una visione chiara: riportare il Ceresio al centro della vita di Barbengo. Non solo come squadra di calcio, ma come punto di riferimento per l’intera comunità.

E ci siamo riusciti. Eccome se ci siamo riusciti.

Più di un club: una comunità

Tre anni di lavoro dietro le quinte silenzioso e appassionato. No, silenzioso è una bugia, chiediamo scusa a tutti gli abitanti di Barbengo, tra feste e partite siamo consapevoli di “fare un po’ di casino”, ma lo facciamo anche per voi.

Tre anni di nuovi volontari che si alzano la mattina presto per sistemare il campo. Di gente che monta i tavoli alle feste campestri sotto il sole di luglio. Di chi apre la buvette per le partite degli allievi anche quando fuori piove. Di chi griglia o si offre di dare una mano sorridendo dopo una settimana di lavoro.

Tre anni di eventi per la popolazione: dalla festa di Halloween alla panettonata di Natale con Babbo Natale per i bambini, offerta a tutta la comunità. Dai tornei estivi alle mitiche feste campestri al lago. Dagli eventi solidali con fondazioni e associazioni, come la Fondazione San Gottardo, con cui venerdì abbiamo organizzato un’altra bellissima serata, all’aiuto concreto ad altri gruppi del territorio: come ospitare le riunioni della commissione di quartiere di Barbengo, supportare la parrocchia nel torneo annuale che coinvolge centinaia di bambini o collaborare con gli organizzatori della Fiera del Piano; solo per dirne alcuni.

A furia di organizzare, aiutare e sostenere, di metterci la faccia e le mani, di dire “sì” quando il quartiere aveva bisogno, questo è il frutto del nostro raccolto.

Il Ceresio è l’anima di Barbengo

Vedere domenica quegli spalti così pieni, quelle facce di ogni età, quelle famiglie con i bambini sulle spalle o nei passeggini, quei signori anziani commossi e quei giovani che urlavano a squarciagola, ecco cosa significa davvero questo traguardo.

Non è una promozione. È la conferma che una squadra può essere molto di più di undici giocatori in campo. Può essere il cuore di un quartiere, il luogo dove le persone si ritrovano, il posto dove le generazioni si mescolano per vivere e sognare insieme.

Il Ceresio è l’anima di Barbengo. E domenica, Barbengo ha risposto, con tutto il suo cuore.

Grazie

Grazie ai giocatori, che hanno dato tutto in questa stagione magica. Grazie allo staff tecnico, e al mister Schiavon che nell’ultimo tratto ha riacceso la scintilla nel momento più importante. Grazie ai dirigenti e volontari, quelli di sempre e quelli arrivati negli ultimi anni, che lavorano nell’ombra senza cercare applausi. Grazie a Patrick e Cristian, che tre anni fa hanno avuto una visione e non hanno smesso di crederci. Grazie ai tifosi, a quelli sugli spalti ogni domenica e a quelli di domenica che hanno riempito il campo come non si era mai visto. Grazie a Walo e a tutti i “vecchi” del Ceresio, che ci hanno insegnato cosa significa voler bene a questa maglia.

E grazie a Barbengo per aver risposto presente nel momento più bello.

I ragazzi: crescita, carattere e qualche birra di troppo

Sarebbe ingiusto non fermarsi a parlare di loro. Di quei ragazzi che in mille difficoltà non hanno mai mollato, non hanno mai smesso di credere e non hanno mai abbandonato la nave anche quando le acque erano agitate.

Certo, alcuni innesti hanno fatto la differenza. Solari, capocannoniere e assoluto protagonista del girone d’andata, ha portato qualità e gol nei momenti che contano. Gygax, ragazzo di Barbengo tornato a casa, ha dimostrato di che pasta è fatto proprio quando serviva, con una doppietta nella partita più importante della stagione. I “professori” Bariletti e Zocchetti hanno portato esperienza, lettura del gioco, quella maturità che in certi frangenti è valsa quanto un gol. Sylla ha portato quantità e esultanze acrobatiche.

Ma sarebbe sbagliato fermarsi qui. Perché questa stagione è stata anche e soprattutto la stagione della crescita dei nostri ragazzi. Di quelli che ci sono sempre stati, che conoscono ogni centimetro di questo campo, che hanno alzato il livello partita dopo partita.

Pensiamo a Botta, con le sue rinominate corse sulla fascia che fanno impazzire i terzini avversari, ma quest’anno è migliorato tantissimo anche in fase difensiva. Nadir, roccia in difesa, sempre presente, sempre concentrato, con quei tre gol in campionato che ricordano a tutti che un difensore con il vizio del gol vale doppio. Nano, capitano e motorino instancabile del centrocampo, quello che corre per due, che si sbatte su ogni pallone, che trascina con l’esempio prima ancora che con le parole. Yoko, guardiano dei pali, presente e affidabile quando serviva. Alban, sempre più lucido e concreto sottoporta. E la calma e l’esperienza di Janis, veterano che nei momenti di tensione sapeva sempre come riportare serenità e lucidità, dentro e fuori dal campo. Giusto per citarne alcuni, ma qualsiasi giocatore della rosa meriterebbe una sua vetrina: bravi, bravi, bravissimi tutti!

Siete tutti parte di questa storia.

L’unione che fa la forza (e le buvette degli avversari in lutto)

Ma c’è una cosa che va oltre i numeri, oltre le statistiche, oltre i gol e gli assist. Ed è quella parola che abbiamo ripetuto mille volte quest’anno, perché è la più vera di tutte: unione.

Le buvette delle altre squadre di Terza Lega molto probabilmente saranno in lutto oggi. Perché il Ceresio sale di categoria e con noi se ne va uno dei pochissimi gruppi che ancora venera il terzo tempo come si deve. In ogni campo in cui siamo andati, abbiamo lasciato il nostro contributo. Non solo in termini di gioco, ma anche di bottiglie ordinate, di casse delle società avversarie rimpilzate e di gestori di buvette che ci salutavano con un sorriso al momento dei saluti.

Le pizzate, le grigliate, le cene di squadra organizzate durante l’anno sono state tante, troppe se vogliamo, ma mai abbastanza. E poi le serate al campo dopo gli allenamenti. Quelle serate che iniziano con “restiamo in spogliatoio a vedere il primo tempo della Champions?” e finiscono due ore dopo ancora lì, tra un calcio tennis improvvisato, due chiacchiere che diventano infinite, qualche birra di troppo e quella risata che ti viene senza sapere nemmeno bene perché.

Sono quelle serate che costruiscono una squadra vera. Sono quei momenti che fanno sì che quando sei sotto 2 a 0 all’85esimo minuto, non crolli, non ti arrendi, ma trovi ancora la forza di credere e di spingere. Perché conosci il compagno che ti sta accanto. Perché ti fidi di lui. Perché avete condiviso molto più di novanta minuti di calcio.

Questa è la vera forza del Ceresio e nessuna categoria potrà mai togliercela.

Non è una promozione. È la conferma che una squadra può essere molto di più di undici giocatori in campo. Può essere il cuore di un quartiere, il luogo dove le persone si ritrovano, il posto dove le generazioni si mescolano per vivere e sognare insieme.

L’omaggio di Pablo Scala al papà

Durante la festa diversi discorsi, dal presidente Nussbaumer al Chairman Fazal Ur-Rehman, al DS Milo De Lorenzi. Poi spazio a Pablo Scala, copresidente del Ceresio, in un momento di raccoglimento e di emozioni. Ha preso la parola per un discorso celebrativo che ha commosso tutti i presenti e lo ha fatto nel modo più bello possibile: citando suo padre.

Antonio Scala è stato uno dei presidenti storici del Ceresio e per trent’anni anche sindaco di Barbengo. Un uomo che ha dedicato una parte importante della sua vita a questo quartiere e a questo club. Il campo di calcio, costruito nel 1990 e intitolato a lui nel 2008, porta il suo nome proprio per questo: per riconoscere quello che ha dato, per ricordare il suo legame profondo con la comunità.

E domenica, su quel campo che porta il nome di suo padre, Pablo ha ricordato tutto questo. Ha ricordato da dove veniamo, cosa abbiamo costruito e a chi dobbiamo dire grazie. Un discorso breve ma denso, che ha unito passato e presente in un unico filo emotivo.

Perché il calcio, quando è fatto bene, non è mai slegato dalla storia delle persone che lo hanno costruito.

La strada da percorrere

È un percorso impegnativo, stancante e a volte difficile. Ma siamo orgogliosi di quello che abbiamo costruito. Siamo orgogliosi di essere diventati un punto di riferimento vero per questo quartiere.

Ora ci aspetta la Seconda Lega, una categoria nuova, altre sfide da affrontare, altre buvette da conquistare e avversari più forti. Sarà un’altra avventura, ma ci penseremo da luglio.

Ma una cosa non cambierà mai: il modo in cui viviamo il calcio. La buvette aperta, il terzo tempo, le feste e la comunità. Perché non siamo solo una squadra di calcio.

Siamo il Ceresio. Siamo Barbengo.

E questo, nessuna categoria potrà mai togliercelo.

Forza Ceresio, per sempre. 🔴⚪

31 maggio 2026, FC Ceresio promosso in Seconda Lega
Prima volta nella storia del club.