Dopo la vittoria nel triangolare di Moderna, abbiamo scambiato due chiacchiere con Alban, autore di un gran gol e tra i protagonisti di questa nuova stagione biancorossa, per parlare di presente, passato e di cosa significa, davvero, vestire la maglia del Ceresio.
⚽️ Alban, la stagione è appena cominciata. Nuovo mister, nuovi compagni (e qualche ritorno). Cosa ti aspetti da quest’anno?
«Mi aspetto di ripartire come abbiamo finito: con entusiasmo e voglia di vincere.
Il mister e il suo staff sono arrivati molto motivati, ma soprattutto decisi a farci lavorare bene fin dalla preparazione.
I nuovi ragazzi? Contentissimo. Non solo giocatori validi, ma anche amici. Hanno alzato il livello tecnico, ma soprattutto hanno rafforzato un gruppo che già era forte. Solari, Brito, Islamaj e tutti gli altri… sono sicuro ci daranno una grossa mano.
Da quest’anno mi aspetto soddisfazioni, tanto lavoro e la voglia di vincere ogni partita. Ma sempre partendo dal gruppo e dal lavoro settimanale: è questa la nostra chiave.»
Dopo una settimana di preparazione intensa e il triangolare vinto, che impressione ti ha fatto il nuovo allenatore?
«In pochi giorni il mister ci ha fatto capire di che pasta è fatto. Anche la sua esperienza in categorie più alte parla da sé.
È uno che parla poco, ma dice le cose giuste. Insiste tanto sul lavoro, la tattica, il sacrificio. Ci ha subito trasmesso le sue idee: come muoverci, come pressare, come impostare.
Anche il vice è super: ci tiene a farci lavorare a ritmo alto, senza mai abbassare l’intensità.
Il triangolare di Moderna è stato un bel test, utile per mettere in pratica ciò che avevamo fatto in settimana.
Il mio gol? Sì, sono contento. Ma alla fine conta aiutarsi a vicenda per vincere. E questo gruppo mi sembra davvero unito.»
Quest’anno porti la maglia numero 10. Un simbolo importante. Senti un peso in più?
«Prima di tutto voglio ringraziare il capitano Falco per avermela lasciata.
È un onore giocare con la 10. Ma la responsabilità non cambia: io sono lo stesso, con la voglia di dare tutto per i miei compagni, perché loro lo fanno per me. La 10 è speciale, ma le mie responsabilità non sono nuove, le porto da anni.»
Sei tornato a gennaio, dopo un’esperienza al Melide. Cosa ti ha lasciato quella parentesi?
«È stata una bellissima esperienza, davvero formativa.
Ho avuto la fortuna di giocare con leader veri, come Renato Sergi, Gjoka, Berni, Islamaj… gente che ti costringe a tenere alto il livello ogni giorno.
Ho imparato tanto, mi ha formato come giocatore e come persona.
Ringrazio il Melide, il presidente Imperato in particolare, che mi ha accolto a braccia aperte e salutato con gratitudine quando sono tornato.
È stato un percorso che rifarei. Grazie, Melide.»
Cosa ti è mancato del Ceresio mentre eri via?
«Qui ho fatto sei anni della mia vita calcistica: due negli allievi, quattro in prima squadra. Abbiamo vinto un campionato, riportato il Ceresio in 3ª lega dopo 16 anni…
Sono arrivato in Svizzera dall’Italia e qui ho fatto anche le scuole. Quindi… quando mi chiedi cosa mi è mancato, ti rispondo:
di casa tua ti manca tutto.»
Tornando hai trovato un Ceresio cambiato: nuova struttura, nuovo comitato. Che impressione hai avuto?
«Sì, tantissime cose sono cambiate – tutte in positivo.
La struttura è molto più accogliente, e la società è cresciuta: più seria, più chiara nei suoi obiettivi.
Voglio fare un ringraziamento speciale a Cristian e Patrick. Sono due persone fondamentali, che non ci fanno mancare nulla e che ascoltano sempre le nostre esigenze.
Lavorare con persone così è uno stimolo enorme per tutti noi.»
Il tuo ricordo più bello al Ceresio?
«La vittoria del campionato, senza dubbio.
Ma spero di stupirmi ancora, e di aggiungere altri ricordi indimenticabili negli anni a venire.»
Un saluto ai tifosi?
«Grazie di cuore a tutti! Siete in tantissimi ogni partita, non solo in casa ma anche fuori. Il vostro supporto si sente e fa la differenza.
Forza Ceresio sempre!»
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