🧤 Dopo l’allenamento di ieri, abbiamo scambiato due parole con il nostro portiere Emanuele Marino. Certo, per scambiare due chiacchiere abbiamo dovuto aspettarlo a lungo, visto che è sempre l’ultimo a uscire dalla doccia. Per lui fare le ore piccole anche in settimana è la normalità, per noi un po’ meno… ma ne è valsa la pena: ecco cosa ci ha raccontato.
⚽ Ciao Ema, è partita la nuova stagione, prime sensazioni?
«Le sensazioni sono molto positive. Sin dall’inizio stiamo mettendo un’intensità incredibile e stiamo alzando l’asticella dell’allenamento. I nuovi si stanno integrando bene e anche il mister e i suoi collaboratori ci spronano a dare sempre di più. Se questo impegno lo manterremo per tutto l’anno, ci toglieremo grandi soddisfazioni.»
🏡 Terza stagione al Ceresio: ormai ti senti a casa?
«Sì, questa è la mia terza stagione. Mi trovo molto bene con tutti: giocatori, staff, comitato. Ma penso che si veda: ormai sono più dentro lo spogliatoio di Barbengo che a casa mia!»
🇮🇹 Hai iniziato giovanissimo tra Lazio, Latina, Carpi, Salernitana… e poi Ternana, Rimini, Fano… raccontaci un po’ la tua carriera.
«Ho iniziato nel settore giovanile della Lazio per quattro anni, poi sono passato da Latina, Carpi, Salernitana. A 16-17 anni sono andato subito coi “grandi”: secondo e terzo portiere alla Ternana in Serie B, esperienza dove ho imparato molto. Poi Serie D al Ghivizzano, infine Serie C con Rimini e Fano.
Il Covid mi ha fermato nel momento sbagliato e mi ha fatto perdere la passione. Passione che ho ritrovato qui al Ceresio.
Aneddoti ne ho tanti, ma la maggior parte… meglio non raccontarli! Ricordo con affetto l’anno alla Ternana: ero il più piccolo, mi trattavano come un fratello minore.
E poi anche i momenti duri, come le contestazioni dei tifosi in C e D… rendevano difficile anche solo uscire di casa.
Il più forte? Ce ne sono stati tanti. Pinsoglio a Latina (oggi alla Juve) era un grande esempio, Plizzari e Valjent alla Ternana, Djuric alla Salernitana: gente che ti aiutava a crescere, in campo e fuori.»
🇨🇭 Differenze tra calcio italiano e svizzero?
«La pressione. In Italia è quasi ossessiva, anche a livelli bassi. Qui c’è più leggerezza e si vive meglio anche il post-partita. Il famoso “terzo tempo” qui è una realtà: si beve, si mangia, si ride anche con gli avversari. In Italia succede molto raramente.»
💬 Hai girato tante squadre, ma parli sempre del gruppo Ceresio come qualcosa di speciale. Cosa hai trovato qui?
«Una famiglia. Anche se vivo in Svizzera da meno di quattro anni, qui mi hanno fatto sentire a casa dal primo giorno. È un gruppo formato da amici cresciuti insieme, eppure mi hanno accolto e aiutato anche nelle difficoltà. Giocatori, staff, comitato… tutti hanno contribuito alla mia permanenza.»
⏰ Sei sempre tra i primi ad arrivare e tra gli ultimi ad andare via…Ma i nuovi arrivati Solari e Islamaj sembrano voler tenere il passo… cosa pensi dei nuovi arrivati?
«È vero, sono uno di quelli che ama vivere tutto lo spogliatoio. Ma orari così, solo al Ceresio! Colpa di Eric e Yoko.
Ejmen e Nicola già li conoscevo fuori dal campo, ma da dentro sono ancora meglio. Fortissimi in campo… e ancora più forti quando si fa festa. Con loro il tempo fuori casa aumenterà, ma va bene così.
Menzione per Ruben: è tornato e non si tira mai indietro. Finalmente posso alternarmi con lui per venire agli allenamenti, abitiamo vicini. Grande Ruben!»
🤝 Hai citato Yoko, il tuo compagno di reparto. Ormai formate un duo dentro e fuori dal campo, raccontaci del vostro rapporto.
«Mai avrei pensato di avere un rapporto così con un altro portiere. Ci stimoliamo a dare il massimo a vicenda in allenamento e quando siamo fuori dal campo ci divertiamo ancora di più… delle volte anche esagerando!
La cosa più bella è che quando gioca uno o gioca l’altro, il portiere che rimane fuori fa un tifo incredibile per l’altro. Ricordo quando parai il rigore a Riva: fu il primo a venirmi ad abbracciare. Un gruppo si costruisce soprattutto da questi gesti.»
🔥 Dopo i due rigori parati nel finale di stagione, ti sei reso protagonista anche alle nostre feste campestri. Primo anno di Feste al Lago, sensazioni?
«È stato bellissimo. Sono contento per il finale di stagione: ho dato il mio contributo in un momento decisivo. Le feste? Tre giorni incredibili. Ringrazio in primis i responsabili Patrick e Cristian, insieme a tutto lo staff per averle rese così speciali.
Lavorare alla griglia è stato divertente, tra patatine e risate. Non vedo l’ora di rifarlo l’anno prossimo.»
🧢 La stagione scorsa hai anche iniziato la tua “carriera” da allenatore dei portieri nel raggruppamento Insema. Com’è andata? Ti ci vedi in questo ruolo?
«Ho sempre pensato di allenare i giovani portieri prima o poi, ma pensavo più avanti. È capitata l’occasione e ho accettato la sfida. Non mi aspettavo potesse prendermi così tanto.
L’allenatore dei portieri, anche nel calcio dei “grandi”, ha la fortuna di poter lavorare con pochi giocatori, creando una sorta di squadra nella squadra. Si instaura un rapporto bellissimo, puoi lavorare quasi individualmente ed è una vera fortuna.
In più, è davvero gratificante vedere i progressi mese dopo mese. Ringrazio l’Insema per l’opportunità e mando un saluto a tutto lo staff degli allievi D, compagni di questa avventura!»
🎯 Obiettivi per quest’anno?
«Come ha detto il mister: vincere partita dopo partita. Siamo partiti bene con la Moderna Cup. Ora continuiamo su questa strada.»
🙌 Un saluto ai tifosi?
«Un saluto a tutti i tifosi del Ceresio. Vi aspettiamo numerosi, in casa e fuori. Soprattutto quei due pazzi di Patrice e Amir… ma su di voi non ho dubbi! Forza Ceresio!»